Comune di Lei
Comune di 
Lei
Provincia di Nuoro 

Territorio Comunale di Lei

Lei è un comune italiano di 581 abitanti della provincia di Nuoro che sorge su una serie di colline poste a circa 500 Metri sul livello del mare. Il nome del paese compare per la prima volta nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado con la grafia Lee

CENNI STORICI
Incerta è l’origine del paese che appare tuttavia essere molto remota.Nel suo territorio si registra la presenza di numerose testimonianze risalenti all’epoca pre nuragica, nuragica, punica, romana e medioevale.Già nell’ottocento autorevoli fonti quali il La Marmora e l’Angius, ci segnalano nuraghi e “vestigia di antiche popolazioni delle quali ignorasi il nome”.Il canonico Spano ci riferisce invece del rinvenimento, nel sito detto san Martino, di un anello in bronzo con gemma scolpita raffigurante un cavaliere e, sempre lo Spano, ci parla delle numerose tracce di fondamenta di case, disposte ad anfiteatro in località Pala ‘e Rocca, nei pressi dell’odierno abitato, aggiungendo che molte pietre squadrate furono però rimosse e riutilizzate e che nel corso di tali operazioni furono pure rinvenute in quantità monete , embrici, giare, bronzi, ghiande missili di terracotta, mole asinarie di pietra vulcanica. È ancora lo Spano che nel 1871 ci segnala altri rinvenimenti: …”nel sito detto Nodu Biancu, oltre a vasi e monete imperiali di bronzo si ritrovarono due grandi orecchini d’argento”…
L’elenco degli edifici monumentali del 1922 riporta nel territorio di Lei la presenza di 6 nuraghi, 2 domus de janas e 3 tombe di giganti.
Il Taramelli segnala i 3 nuraghi di Beraniles, Santu Martine e Pattada e le antichità romane già segnalate dallo Spano. E ancora il Taramelli nella sua Guida al museo nazionale di Cagliari ci informa di alcuni reperti provenienti da Lei ed esposti in detto museo; più esattamente ci parla di un ripostiglio votivo dell’età dei nuraghi, di oggetti frammentati in bronzo provenienti da una fonderia e ripostiglio, di accette, asce, pugnali, bipenni e lance, di armille ed altri oggetti in gran parte spezzati e, ancora, di alcune statuette.

Al periodo medioevale risale invece la chiesetta intitolata a San Michele Arcangelo, un tempo periferica ed oggi inglobata dalla recente espansione edilizia.
L’edificio, di modeste dimensioni, è formato da un’unica navata coperta con tetto a due falde, orientata a nord ovest e conclusa da un’absidiola fortemente alterata da recenti interventi di risanamento. Il portaletto presenta nell’arco a tutto sesto dei conci bicromi, mentre un campaniletto a vela si erge sul lato destro in fondo.Anche l’ampia apertura che sovrasta l’ingresso è opera recente così come l’annesso locale addossato. L’Archivio Capitolare di Alghero conserva la pergamena relativa alla consacrazione dell’antico edificio ad opera di Silvestro vescovo di Ottana il giorno 16 del mese di maggio del 1340. Nel secolo XI Lei faceva parte della curatoria di Ottana e negli anni 1340-41 il paese pagava le decime alla chiesa vescovile di Ottana appartenendo a questa diocesi. Il campaniletto a vela.
In tempi più recenti, provengono da Sa Tanchitta due cuspidi in bronzo con relativi puntali dello stesso materiale, un macinino di forma romana in pietra vulcanica ed una moneta dell’imperatore Traiano.
Dalla località Pontes lobados una vasca in pietra vulcanica. Da Beraniles un bracciale in bronzo d’epoca punica oggi al museo di Sassari. In località Calafrighedu numerosi pezzi di tegole embrici e di giare romane. E si potrebbe continuare ancora a lungo poiché ogni tanto la terra restituisce reperti antichi rinvenuti o in modo fortuito o attraverso l’opera di ignoti scavatori clandestini.

In epoca giudicale il paese fece parte prima del Giudicato del Logudoro poi di quello di Arborea.Nel trattato di pace stipulato fra Aragona ed Arborea nel1386 il paese di Lecy è fra quelli che sottoscrivono la pace per la parte d’Arborea. Con la soppressione della diocesi di Ottana avvenuta nel 1504 Lei passò a far parte della diocesi di Alghero dalla quale tutt’ora dipende.
La Sardegna dopo la battaglia di Macomer passò prima sotto gli Aragona e in seguito alla Spagna; nel 1478 il paese andò a far parte dell’Encontrada del Marghine, compresa nel Cabo de Sacer y Logudor.
Nell 1688 Ley (questa è la grafia con cui viene solitamente indicato il paese) comprende 21 fuochi, cioè nuclei familiari. Dieci anni dopo si passa a soli 14 fuochi per un totale di 39 abitanti.
Nel 1728 si contano 45 fuochi con 163 abitanti, e nel 1751 si hanno 61 fuochi per 234 abitanti.
Dopo la parabola discendente del 1688 dovuta sicuramente alla peste che spopolò tanti villaggi della Sardegna, si ha una progressiva ripresa. E così nel 1826 nel paese di Ley vi sono 305 abitanti che passano a 380 nel 1838, a 415 nel 1844, a 404 nel 1861 e a 497 nel 1901.
Cessato il periodo della dominazione spagnola Ley che nel secolo XVIII era compresa nel Marchesato del Marghine, passò in feudo ai Pimentel prima e ai Tellez-Giron poi. Questi ultimi la tennero fino alla data del riscatto nel 1839.
I Pimentel e i Tellez-Giron appartenevano a illustri casate isolane di origine spagnola. A Maria Giuseppa Alfonsa Pimentel in data 17/09/1767 fu concesso il seguente titolo: “Principato di Anglona, Ducato di Monteacuto, Marchesato del Marghine, Contea di Osilo. I Tellez Giron furono Grandi di Spagna nel 1582 ed erano Duchi di Ossuna e Cavalieri di Calatrava (1450) e del Toson d’oro (1610).

 

Parte storica tratta da: “Scheda monografica del Comune di Lei” di Marco Ghisu – relazione allegata alla pratica per l’adozione dello stemma e gonfalone del Comune

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